giovedì 2 febbraio 2012

Il mio amico Vu Cumprà. L'ho nominato ieri, oggi è apparso. Sommerso di giacche, maglioni, sciarpe e un giaccone blu da calciatore panchinaro. Sorrideva nonostante i meno quattro gradi che probabimente  nella sua parte di Africa si potevano avere solo dividendo la temperatura per sei. Badachicè, è il suo nome d'arte, ha la merce più brutta che abbia mai visto in mano a quelli come lui, ma in realtà è il mio preferito perchè mi vende sempre la sua allegria. Sì, è vero che a me non sfugge quanta malinconia si nasconda dietro quella dentatura da spot di dentrificio, eppure è altrettanto vero che la sua vita avrebbe schiantato chiunque e cancellato per sempre il minimo sorriso.
Trenta chilometri il giorno con quel borsone sulle spalle mi fa capire che se mi da uno schiaffo mi fa girare come il Saracino per tre giorni e ogni volta che passa non riesco a non dare un'occhiata alle sue scarpe.
"Hai messo le suole invernali? Stai attento che ti fanno la multa!" Quando oggi gliel'ho detto mi ha guardato di traverso non capendo la cazzata di battuta che ho fatto.
Poi, mentre inzia a tirare fuori dal sacco la sua mercanzia, lo blocco subito con "Non ho soldi, oggi, mi dispiace..." ed era vero purtroppo.
Lui hai sorriso e "Non importa, tutto ok!" ha detto, rimettendo via la sua roba. Si è girato per andarsene dal salone quando mi sono reso conto che avevo una moneta in tasca. Ho tirato fuori un euro. "Lo accetti?" gli ho chiesto. Mi ha risposto  "Tutto ok, grazie!" con il pollice verso l'alto e è tornato indietro a prenderlo. Anche il niente a volte è molto. Sono certo di averglielo letto negli occhi.
Il freddo, a differenza di tutto, continuava a esser tale senza pietà alcuna e Badachicè ha dovuto alzarsi il bavero fino agli occhi, scuri come la notte  che era in procinto di arrivare.
So dove abita. Ho pensato con brividi profondi che gli mancavano sei chilometri a piedi per tornare a casa. 

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